IN-DIPENDENZA a cura di Lella Contursi

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GIOVANI E SOSTANZE:lo “spinello” (parte I)

La prima sostanza con cui i giovani si approcciano è la cannabis il cui principio attivo è il tetraidrocannabinolo Abbiamo visto che la percentuale di giovani consumatori intervistati nella fascia 14/19 anni si aggira interno al 40%. (Indagine di popolazione sul consumo di sostanze psicotrope nella città di Milano – Survey 2007).
Prima di arrivare a comprendere quali possano essere i motivi che spingono gli adolescenti al consumo, sia esso occasionale o meno, è utile spendere due parole sul periodo dell’adolescenza in generale.
L’adolescenza è l’età in cui si integrano (o dovrebbero integrarsi) tutte le competenze e le nuove capacità acquisite durante l’infanzia e l’età scolare. È una fase nella quale vi sono specifici compiti di sviluppo. Da autori come Erikson [studi sull’identità della seconda metà del ‘900) e Marcia (1980), all’adolescente viene attribuito il compito della costruzione dell’identità. In particolare mi sembra significativa la classificazione proposta da Berzonsky, a partire da quella di Marcia, in cui si identificano tre tipi di stili di identità:
• Stile Informativo o dell’identità raggiunta: in cui l’adolescente riflette su di sé e utilizza l’ambiente circostante per individuare informazioni che gli servono per approfondire la conoscenza di sé
• Stile normativo: in cui l’adolescente è caratterizzato dal conformismo nei confronti di attese e prescrizioni che arrivano dall’esterno, con una derivante struttura del sé piuttosto rigida e resistente al cambiamento
• Stile diffuso/evitante: in cui l’adolescente è caratterizzato da una struttura del sé frammentata che utilizza strategie decisionali casuali con un’inclinazione alla ricerca di esperienze nuove non elaborate.
Ne emerge un quadro dell’adolescenza contraddistinto da una caratteristica di fondo che è quella della curiosità che si estende su un’immaginaria linea continua che vede ad un estremo polo una ricerca di tante nuove esperienze da “divorare”, all’estremo opposto una ricerca di esperienze quantitativamente meno significativa, da “digerire”.
È in questo contesto che si può ascrivere il contatto con le sostanze stupefacenti che hanno il duplice scopo di soddisfare la curiosità verso stati più o meno alterati di coscienza, e contemporaneamente di assaporare il gusto della trasgressione.
Abbiamo già più volte accennato che la sostanza maggiormente “sperimentata” è la cannabis soprattutto a causa dei costi contenuti e della sua facile reperibilità. È anche una sostanza che di solito viene utilizzata in gruppo (almeno inizialmente) assumendo quindi anche una ritualità che tende a saldare il gruppo stesso.
Gli effetti ricercati sono: stato di ebbrezza, allegria, lucidità di pensiero, capacità di concentrazione e di memoria, alterazione del tempo
Gli effetti indesiderati sono: dilatazione del tempo, paranoia, fame chimica, perdita di lucidità, nausea, tristezza.
La reazione dell’adulto di fronte ad un giovane che ha provato lo spinello si colloca di solito a due estremi opposti: eccessivo allarmismo da un lato, eccessiva tolleranza dall’altro. Si passa quindi da frasi del tipo “dottoressa mio figlio è un drogato” a frasi del tipo “dottoressa cosa vuole che sia uno spinello, lo fanno tutti”.
Per la mia esperienza, le criticità in relazione alla sperimentazione d’uso di sostanze come la cannabis sono due: la prima attiene alla sfera dell’illegalità con la quale l’adolescente viene in contatto – lo spaccio, così come l’acquisto e il consumo sono illegali in Italia. La prossimità con l’ambiente dell’illegalità può esporre gli adolescenti ad una distorsione cognitiva come quella del “facile guadagno” e alla sperimentazione di ulteriori sostanze prontamente sponsorizzate dal “marketing dello spaccio”.
Inoltre laddove si sia in presenza di una forte vulnerabilità, rappresentata da marcata timidezza, forte adesione al contesto, fragilità di rapporti significativi, scarsa identità sessuale ecc., il ricorso ad una stampella esterna, come può essere lo spinello, può diventare indispensabile per “sentirsi all’altezza”, contribuendo così all’insorgere di una dipendenza.


Lella Contursi
Psicologa clinica
Iscr.Albo. Psi.3/12349
cell. 335/5223589
http//www.lellacontursi.bl
ogspot.com/


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