PSICOLOGIA E DIPENDENZE. L’ALCOOL. a cura di Federica Gardosi

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L’ALCOOL

Una delle dipendenze da sostanze è quella della dipendenza dall’alcool.
Oggigiorno bere è un’azione che accompagna gran parte del nostro stile di vita; è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto come quasi la totalità delle situazioni sociali siano contraddistinte dalla presenza dell’alcol: feste della birra, sagre del vino, rave party, happy hour, spitz hour, open bar, pub.
La questione più allarmante riguarda il fatto che questi abusi vengono messi in pratica da giovani spesso al di sotto dei venti anni. Il consumo di alcol fra questi ultimi, infatti, è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello internazionale e nazionale.
L’espressione “binge drinking” viene associata al consumo eccessivo di alcol in una stessa serata.
Questo fenomeno sociale, comporta un aumento del rischio di incidentalità nei giovani e un derivante costo soprattutto umano nella società.
L’effetto binge drinking è più frequente tra giovani 18-34 anni che hanno comportamenti di consumo a ”rischio”, ovvero l’abitudine a bere alcolici fuori pasto settimanalmente ed ad ubriacarsi. Nonostante, in Italia, il consumo di alcol è vietato sotto i 16 anni, il 19,5% dei ragazzi tra gli 11-15 anni dichiarano di aver bevuto.

Cos’è l’alcool
L’alcol etilico o etanolo è una sostanza liquida ed incolore che si forma per fermentazione di alcuni zuccheri semplici o per distillazione del mosto fermentato. È una sostanza tossica, e quindi dannosa per l’organismo, i cui effetti si possono osservare già per modeste assunzioni.
Tale sostanza avvelena se presente in quantità eccessive: ci sono due diversi tipi di intossicazione: quella acuta, che compare poco tempo dopo aver bevuto grandi quantità di bevande e che dura per il tempo in cui l’alcool non è smaltito, e quella cronica dell’alcolizzato. L’intossicazione acuta è caratterizzata da un senso di eccitazione e di allegria esagerata, accompagnata però da un senso di confusione mentale, di lentezza nel controllare le sensazioni, poca prontezza nel rispondere agli stimoli esterni, di incertezze nell’equilibrio e nel movimento. A questo, può seguire un periodo di depressione e di sonnolenza, in un’intossicazione più grave non si riescono più ad articolare le parole, si ha nausea e vomito, non si riesce a camminare.
L’intossicazione cronica è una condizione di grave dipendenza che compare di solito dopo alcuni anni di abuso, e chi ne è soggetto può manifestare alterazione della personalità con sintomi psicorganici e accentuazione di tratti temperamentali-caratteriali.
I disturbi più frequenti sono:
• PSICOSI ALCOLICHE quali delirio di gelosia, allucinosi alcolica, un disturbo della percezione;
• DISTURBO AMNESTICO ALCOLICO quali l’Encefalopatia di Wernicke, che insorge spesso dopo un delirium tremens; e la Sindrome di Korsakoff che ha un inizio graduale con progressivo disorientamento spazio-temporale, deficit della memoria e amnesia anterograda;
• DEMENZA ALCOLICA che si manifesta con turbe della memoria, dell’affettività e del comportamento.
Infine un alcolista cronico può manifestare varie patologie come l’anoressia, la gastrite, la cirrosi epatica e altre.
A livello organico dunque, l’assunzione di alcol comporta disturbi a livello di tutti gli organi principali:
· disturbi cardiaci: innalzamento della pressione arteriosa, accelerazione del battito, aritmie
· disturbi allo stomaco: vomito, ulcere, cancro allo stomaco
· danni epatici: cirrosi, epatite, cancro al fegato
· danni al sistema riproduttivo; l’assunzione di alcol può anche aumentare il rischio di incorrere in rapporti sessuali non protetti.
· disturbi neurologici: perdita di coordinazione psicomotoria, riduzione della capacità di giudizio, rallentamento dei riflessi, distorsione della visione, perdita di memoria, perchè l’abuso di alcolici, povoca lesioni alle cellule, riducendo la massa celebrale e le capacità cognitive.
Il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) distingue la dipendenza da alcol dall’abuso di alcol, definendo la prima condizione patologica della seconda.
Chi dipende dall’alcol, manifesta tolleranza, risultato dell’adattamento dell’organismo alla presenza dell’etanolo; controllo alterato, incapacità di smettere di bere; e dipendenza psico-fisica che implica uno stato psicologico caratterizzato da un forte craving per l’etanolo.
Una sostanza è definita droga dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quando porta dipendenza, crisi di astinenza e problemi nei rapporti sociali, familiari e del lavoro.
Per gli effetti che provoca sull’uomo, l’alcol è dunque una droga legale, infatti esso:
• ha potere psicoattivo: altera il funzionamento del sistema nervoso centrale,
• può dare dipendenza fisica e psichica: caratterizzata dall’incapacità di controllare l’assunzione di alcol nonostante il verificarsi di conseguenze negative,
• dà assuefazione: per ottenere lo stesso effetto bisogna aumentare costantemente la dose,
• ha conseguenze sul piano individuale, sociale, e familiare.
Problemi relazionali
Se in una famiglia c’è un alcolista si modificano ruoli e funzioni, rendendo più difficile lo stare insieme quotidiano, si comunica con difficoltà, i rapporti e i ruoli cambiano, e i rimproveri, le colpe, cadono su di lui che si sente così escluso e svalutato.
Possono accadere episodi di violenza di vario tipo, che, in alcuni casi, si protraggono nel tempo.
Anche il lavoro ne risente: stanchezza, difficoltà di concentrazione, piccoli incidenti, distrazioni, assenze dal lavoro rischiano di compromettere il rapporto con i colleghi e lo stesso ruolo professionale e con esso rischiano la stabilità economica e sociale dell’intera famiglia.
Non solo cambiano i ruoli e i rapporti all’interno della famiglia, ma anche quelli della famiglia con la comunità. La famiglia comincia ad isolarsi e purtroppo viene anche isolata dalla comunità.
Problemi sociali
L’effetto di perdita di controllo indotto dall’alcol è alla base di numerosi episodi di violenza (risse, aggressioni, ecc.). Inoltre l’attenuazione dei riflessi può avere gravissime conseguenze per quanto riguarda incidenti e infortuni.
Dati
I dati che riguardano il problema alcol sono catastrofici: l’alcolismo è un problema sommerso che uccide fino a 60 volte più dell’eroina.
5 milioni di italiani abusano di alcolici e 1/5 di loro sono alcolisti.
Ogni anno abbiamo 30.000 morti causati direttamente dall’alcol, ed altrettanti come morti indiretti (guida in stato di ebbrezza, suicidi, omicidi).
Anche i bambini vengono coinvolti loro malgrado, infatti 3.000 bambini all’anno nascono con sindrome feto alcolica.
I soggetti più a rischio sono le donne, che avendo meno acqua nel loro corpo, rispetto agli uomini, subiscono più effetti tossici. Altro rischio è la gravidanza e l’allattamento.
Se la mamma abusa di bevande alcoliche durante la gravidanza può svilupparsi nel feto la malattia nota come FAS:“Fetal Alcohol Syndrome”, che rappresenta il complesso delle anomalie fisiche mentali e comportamentali, inerenti allo sviluppo funzionale di un bambino, causate dall’alcol, a cui non c’è cura.
Cause
Alcune patologie sembrano più predisponenti ad un rapporto insano con l’alcool: i disturbi affettivi (depressione), la nevrosi isterica, i disturbi d’ansia, i disturbi di personalità (borderline, antisociale). In questi casi si parla quindi di alcolismo secondario: esso insorge in seno ad un’altra patologia che deve quindi essere affrontata prima di occuparsi della dipendenza.
In assenza di patologie psichiatriche molte persone cercano nell’alcool quello che pare renderli più felici, per cercare di richiamare attenzione su di sé o per trasmettere una richiesta di aiuto che altrimenti non saprebbero inviare.
Da queste situazioni, e da moltissime altre, è facile cadere nel vortice della dipendenza, dove non si è più in grado né di decidere di smettere né di limitare l’uso della sostanza e tanto meno di chiedere aiuto.
All’inizio l’eccesso può apparire il metodo migliore per dimenticare, per andare avanti nella vita quotidiana. A questo punto il soggetto è pienamente convinto di poter smettere quando vuole e può anche non nascondere il suo eccesso ai familiari. È la fase degli autoinganni, della negazione del problema.
Con il passare delle settimane la quantità di alcool ingerita deve però essere sempre maggiore, l’alcool comincia a diventare un pensiero ossessivo, il pensiero dominante della giornata, questo è lo stato che può essere identificato come dipendenza psichica.
Tipologie di alcolista
Le diversità comportamentali innescate dal bere hanno indotto alcuni esperti ad avanzare una vera e propria classificazione dei diversi tipi di bevitori – compulsivo, gregario, autistico, solipsistico, regressivo, reattivo e pulsionale- che, in realtà possono tutti essere considerati intrappolati nella medesima prigione. A far riflettere è la diversa considerazione tra alcol e droga. “Il primo è legale, tollerato e promosso, mentre la seconda è illegale, demonizzata e rimossa. Ma entrambi i soggetti dipendenti da tali sostanze credono di assumerle come libera scelta e, convinti di avere la situazione in pugno, non si rendono conto della sensazione di vuoto e di insicurezza che esse creano in loro”.
Interventi
Per capire se una persona è soggetta all’alcol ci sono segnali specifici a cui fare attenzione: come cambiamenti nel modo di bere; disturbi della sfera psichica; della sfera sociale e sintomi fisici quali tremori, mancanza di appetito, black out, disturbi nel campo sessuale e nel sonno.
La rete di strutture alle quali potersi rivolgere è fittissima, e si distinguono fondamentalmente due tipi di intervento: – PROFESSIONALE, che comprende il medico curante; il medico specialista; ospedali e cliniche privati, il S.E.R.T.(Servizio Territoriale Tossicodipendenze) e il N.O.A. (Nucleo Operativo Alcologia), che sono servizi dell’A.S.L. e forniscono assistenza e informazione a coloro che hanno, o temono di avere, problemi di alcoldipendenza ; poi c’è – l’INTERVENTO NON PROFESSIONALE cioè, quello delle comunità terapeutiche e centri di recupero; gruppi di auto- aiuto tra cui i principali sono: A.A (Alcolisti Anonimi) basato sul programma dei Dodici Passi.
Ed infine il C.A.T. (Club Alcolisti in Trattamento) che è essenzialmente una comunità multifamiliare.
I trattamenti per fronteggiare la malattia sono vari: il Trattamento Individuale, in cui il terapeuta instaura con il paziente un rapporto aperto ed elastico, ed include, accanto alla psicoterapia, anche interventi attivi quali consigli, proibizioni e controlli sul comportamento ed, eventualmente, la richiesta di ricovero. Il Trattamento Motivazionale, in cui il compito del terapeuta è quello di creare un insieme di condizioni che possono agevolare la motivazione del paziente. Il Trattamento di Gruppo, che si basa sull’ascolto dei problemi del singolo grazie all’incoraggiamento e al sostegno di persone, che condividono gli stessi pensieri. La Psicoterapia Familiare o di Coppia, in cui i membri si ritrovano tutti assieme per facilitare la spiegazione dei comportamenti e favorire la comprensione di atteggiamenti che costituiscono un ostacolo per il raggiungimento finale della sobrietà. Ed infine la Terapia Farmacologica, con Benzodiazepine o farmaci avversivi come il Disulfiram.
Il vero scoglio dell’alcolismo, una volta raggiunta l’astinenza, è quello di non cedere nuovamente alla tentazione dell’alcol. E’ importante prevenire la ricaduta con un forte sostegno familiare, aiuto esterno e soprattutto un grande impegno personale.
Gli obiettivi perseguibili, a fini terapeutici, possono essere: a breve termine: aiutare la persona dipendente dall’alcol a riconoscere la malattia, ad ammettere che ha bisogno di aiuto; a medio termine prevedono la ricerca dell’astinenza controllata, con l’accettazione di strumenti di controllo esterni come la famiglia o farmaci; a lungo termine è rappresentati dall’astinenza completa, senza ricadute e miglioramento dello stile di vita.

Prevenzione
Una delle più importanti azioni di salute pubblica della stragrande maggioranza degli Stati Europei riguarda la riduzione dei danni legati all’abuso di alcool al fine di migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.
Un intervento preventivo, per essere considerato valido e soddisfare gli obiettivi prefissati, non dovrebbe estromettere l’informazione, ma al contrario renderla parte integrante e fondamentale di un processo di formazione. La prevenzione deve quindi esser interpretata in chiave educativa, in modo da motivare i soggetti a cui si rivolge nel compiere riflessioni personali sul proprio rapporto con l’alcol. Ciò equivale a rendere i giovani, motori del futuro, artefici del proprio benessere psico-fisico attribuendo loro la capacita di auto-regolare ed auto-gestire il proprio rapporto con l’alcol.
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Federica Gardosi
Laureata il 23/02/2007 in Psicologia clinica e di comunità V.O. presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, facoltà di Psicologia, Abilitata alla professione di Psicologo n. 17004-Ordine degli Psicologi del Lazio.

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