NUOVE DIPENDENZA: SESSO, INTERNET, CELLULARE

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NUOVE DIPENDENZA: SESSO, INTERNET, CELLULARE
L’abuso del web, la sesso-dipendenza, l’uso smodato del telefono cellulare, il super-lavoro. Ritenuti fino a qualche tempo fa impulsi non meglio classificati, sono oggi, invece, considerati come new addictions.

Si tratta di vere e proprie patologie che causano alterazioni cliniche e che, per questo, necessitano di trattamenti specifici simili a quelli somministrati per curare la dipendenza da sostanze. Su queste basi si sviluppa la ricerca coordinata da Roberto Pani, docente di Psicologia clinica, e da Roberta Biolcati, ricercatrice dell’Alma Mater.

Si tratta di un’indagine condotta su un campione di 300/400 studenti bolognesi sull’uso e abuso di Internet e delle nuove tecnologie. “Anche se la ricerca è appena cominciata – spiega Roberta Biolcati – dai primi questionari analizzati appaiono già casi singolari come, ad esempio, quello di uno studente che ha risposto di trascorrere fino a 35 ore a settimana a chattare davanti al computer. Siamo convinti che, oggi, per molti giovani Internet rappresenti un rifugio per la mente e un nuovo modo per esporsi meno nell’affrontare le relazioni interpersonali. Basti pensare ai blog, alle chat e al loro linguaggio simbolico. Il rischio si ha quando tutto ciò diventa invalidante”. Ed ecco che Internet può arrivare a diventare una vera e propria ossessione per il giovane che, lontano dal computer, avverte ansia, depressione, nausea, vomito, crampi, fino ad arrivare a casi di crisi epilettiche o presunte tali. I drogati da computer, dunque, avvertono gli stessi sintomi dei tossicodipendenti.
Il sesso? Si fa sul web. Non ne sono affetti solo i divi hollywoodiani: la dipendenza dal sesso è una realtà anche italiana che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce il 6% degli uomini e il 3% delle donne. “Bologna e provincia – assicura Cesare Guerreschi, direttore clinico della Società italiana interventi sulle patologie compulsive – uguagliano il dato nazionale. Sono ancora pochi, però, coloro che arrivano in terapia perchè se da un lato è difficile rendersi conto del problema, dall’altro chi ne soffre spesso prova un forte senso di vergogna”. Fare l’amore ovunque e comunque, la dipendenza sessuale può essere definita come una relazione malata con il sesso. E la dipendenza dal cybersex è in aumento: tra il 6 e l’8 per cento degli utenti di Internet. Il profilo di chi ha una vera e propria attitudine bulimica nei confronti del sesso, secondo un’indagine dell’Istituto per lo Studio di Psicoterapie, è un laureato di circa 30 anni, con una relazione sentimentale stabile e con un reddito medio. I sintomi sono ansia, depressione latente, impulsività, aggressività e ossessività. La pornografia è la dipendenza più devastante e sono diffusissime le chat erotiche.
Cellulari che scottano. E’ la patologia che preoccupa di più, con una percentuale di malati del 4,5-5%: una vera e propria sindrome che colpisce soprattutto i giovanissimi, tra i 13 e i 16 anni. Da un’indagine del Codacons svolta su 300 volontari, metà uomini e metà donne, di età compresa tra i 20 e i 60 anni residenti nelle varie località d’Italia, è risultato che ben il 70% dei soggetti non può fare a meno del cellulare e che modifica il proprio comportamento quando è impossibile usare il telefonino. Di questi, il 35% ha mostrato tic di natura nervosa, mai evidenziati prima, come ad esempio mettersi le mani in tasca continuamente, guardare spesso l’orologio, fino ad arrivare – ed è il caso di molti giovani – a controllare ossessivamente gli sms ricevuti oppure a svegliarsi durante la notte per spedirli. Questo, secondo gli esperti, può essere un sintomo di una dipendenza da sms, che porta a seri disturbi fisiologici.
La droga del lavoro. Fra le dipendenze più subdole c’è la “work addiction”. Il manager che arriva a lavorare fino a 22 ore al giorno, il dipendente che passa 15 ore al lavoro e racconta alla moglie di essere stato in palestra per nascondere il suo comportamento. Sono solo alcuni casi di Workaholics, i “drogati del lavoro”. “Aziende grandi e piccole, istituzioni pubbliche e private ci chiedono aiuto”, dice Guerreschi. “Questo comportamento ossessivo-compulsivo nasce come dipendenza che noi chiamiamo “ben vestita”, appartenente soprattutto a colletti bianchi e manager. Queste persone quando entrano in azienda vengono magnificate perché si impegnano molto, ma l’impegno diventa presto una malattia. I disturbi sono psichici e di tipo organico. Mangiano e bevono poco fino ad arrivare a un deperimento organico. Sull’altro fronte accusano ansia, agorafobia e soprattutto depressione”. I malati in Emilia Romagna sono il 5% della popolazione, una percentuale sicuramente meno preoccupante rispetto a quella registrata all’estero come, ad esempio, in Israele, con il 10%, e in Giappone, con il 21% di “malati da lavoro” e 90 morti l’anno.

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