I Disturbi del comportamento alimentare: bulimia, anoressia, abbuffate.Una piccola guida

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PICCOLA GUIDA – I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: BULIMIA, ANORESSIA, ABBUFFATE

I problemi legati all’alimentazione vengono definiti in ambito medico Disturbi del Comportamento Alimentare – DCA e si possono raggruppare in quattro tipologie principali:

  1. Anoressia nervosa;
  2. Bulimia nervosa;
  3. Disturbo da alimentazione incontrollata o BED (Binge Eating Disorder);
  4. Disturbi del comportamento alimentare atipici – in italiano NAS, Non Altrimenti Specificati; in inglese EDNOS, Eating Disorder Not Otherwise Specified.
In alcuni casi è difficile distinguere nettamente tra anoressia e bulimia, perché queste due forme spesso si alternano o si sovrappongono. Ogni tipologia presenta, inoltre, delle varianti e delle sottotipologie, ad esempio l’ortoressia, il disturbo da dieta cronica (dieting) o i cosiddetti DCA atipici.
Disturbi del Comportamento Alimentare possono causare gravi problemi fisici che, se il disturbo viene affrontato tempestivamente, sono di solito reversibili, ma quando la malattia non viene diagnosticata in tempi brevi, diventano cronici e possono rivelarsi fatali. I DCA rappresentano oggi la prima causa di morte fra le patologie psichiatriche: ogni anno si ammalano cinquecentomila ragazze e una su 10 muore.

Queste malattie hanno iniziato a manifestarsi in maniera intensiva nei paesi industrializzati dopo la Seconda Guerra Mondiale, aumentando poi con grande rapidità a partire dagli Anni ’70 e dagli anni ’90 i casi sono raddoppiati.I soggetti più frequentemente colpiti sono le ragazze e le giovani donne in età compresa tra i 12 e i 35 anni, ma il fenomeno è in aumento anche tra la popolazione maschile.







Anoressia Nervosa

Cos’è

L’anoressia nervosa è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. Le caratteristiche principali che la contraddistinguono sono il rifiuto del cibo e la paura ossessiva di ingrassare. Le persone anoressiche, spesso riconoscibili per l’eccessiva magrezza, ricorrono a diete drastiche o, addirittura, al digiuno totale, pur di ottenere un calo del proprio peso corporeo.
L’anoressia viene ulteriormente suddivisa in due sottotipi:
  1. anoressia nervosa con restrizioni;
  2. anoressia nervosa con abbuffate  e successive pratiche di eliminazione.
Nel primo caso il soggetto si limita a digiunare per mantenere il peso al di sotto della soglia minima; nel secondo caso, invece, il soggetto alterna al digiuno delle abbuffate incontrollate e compensa l’eccessiva ingestione di cibo attraverso il vomito autoindotto, l’uso inappropriato di lassativi, diuretici e clisteri o il ricorso a una frenetica attività fisica.
Alla base dell’insorgenza di tali disturbi ci sono una serie di fattori scatenanti, che creano l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che si pensa di non avere sulla propria vita. Le persone affette da questa malattia sono, per lo più, insicure di sé, preoccupate oltre misura del giudizio altrui, interessate ad avere l’approvazione degli altri, dotate di scarsa autostima e con tendenze perfezionistiche. A tutto ciò si aggiungono:
  • difficoltà a relazionarsi con i propri familiari;
  • incapacità a rapportarsi con le persone;
  • insoddisfazione per il proprio aspetto fisico.
Anche i condizionamenti socio-culturali possono rivelarsi un fattore scatenante,  proponendo modelli di donne magre e  perfette fisicamente. In questo modo associano l’avvenenza e il successo all’idea di magrezza e il grasso corporeo a quella di una persona debole, perdente e poco attraente.

La malattia inizia quasi sempre con una dieta; resistere alla tentazione del cibo rinforza il senso di autocontrollo e l’autostima. Se poi amici e conoscenti esprimono apprezzamenti per la forma fisica migliorata, il soggetto è incoraggiato a continuare, anche se il digiuno forzato si rivela faticoso. In realtà, quando si intraprende una dieta troppo drastica, il corpo assume un comportamento biologico, che è funzionale e necessario alla sua sopravvivenza; produce, infatti, in  quantità superiori alla norma un neurotrasmettitore chiamato serotonina, che funziona come sedativo sulla sofferenza fisica. Questa prima fase della malattia viene chiamata “luna di miele con l’anoressia”: Ci si sente forti e vitali, si ha la sensazione di aver trovato il rimedio giusto per i propri problemi. L’atto del mangiare viene, invece, vissuto come un fallimento; a volte, tuttavia, la fame è tale da costringere il soggetto anoressico ad abbuffarsi, salvo poi rimediare assumendo comportamenti di compenso. Prima di proseguire oltre, è bene precisare che non tutti coloro che intraprendono una dieta si ammalano di anoressia o bulimia; solitamente, ai fattori scatenanti segue un fattore precipitante, che può essere rappresentato da un forte dolore, una profonda delusione, liti in famiglia, un evento particolarmente traumatico, e che scatena la malattia.

Con il protrarsi della dieta anche questa iniziale sensazione di benessere viene meno e cominciano a manifestarsi in maniera evidente i primi sintomi: depressione, fobia del cibo, percezione distorta dell’immagine del proprio corpo, paura d’ingrassare.

Sintomatologia

L’anoressia è molto difficile da diagnosticare, perché la sintomatologia si presenta in maniera piuttosto subdola e il malato ha la tendenza a nascondere la sua condizione o a negarne la gravità. Spesso passano mesi prima che il medico di base riesca a diagnosticare la malattia. Esistono, tuttavia, una serie di criteri standard che possono aiutarlo a formulare una diagnosi corretta:
  • eccessiva magrezza, con un indice di massa corporea 2 inferiore a 17,5;
  • paura d’ingrassare anche in presenza di un evidente stato di sottopeso. L’impressione che il peso non cali mai abbastanza è un assillo costante;
  • preoccupazione estrema per le forme corporee e percezione errata del proprio corpo. Nonostante l’eccessiva magrezza i soggetti anoressici si vedono sempre troppo grassi;
  • nei pazienti di sesso femminile amenorrea (ossia la mancanza del ciclo mestruale da almeno tre mesi consecutivi) oppure un ritardo dello sviluppo puberale.
Alcune delle conseguenze legate al protrarsi della malattia sono:
  • perdita del senso naturale di fame e sazietà;
  • fragilità ossea;
  • secchezza della cute;
  • insufficienza renale;
  • aritmie cardiache;
  • ipotensione e stati di debolezza;
  • disturbi del sonno;
  • intolleranza al freddo;
  • mancanza di zinco e perdita di sali;
  • carie dentaria;
  • cefalea;
  • aumento della predisposizione alle infezioni dovuto alla diminuzione dei leucociti nel sangue;
  • ipoglicemia;
  • dolori addominali e rallentato funzionamento di tutti gli organi legati alla digestione;
  • disturbi della crescita;
  • perdita di capelli;
  • crescita di una peluria diffusa, il cosiddetto languo;
  • atrofia del seno e dei testicoli;
  • diminuzione del desiderio sessuale o impotenza nei pazienti di sesso maschile;
  • sterilità;
  • astenia;
  • morte improvvisa.
Insorgono, inoltre, problemi di natura psichica quali ansia, depressione, sbalzi di umore, irritabilità, inquietudine, disturbi della concentrazione, perdita di interessi e tendenza all’isolamento.

Come si può curare

La terapia è in genere molto lunga; è raro, infatti, che si ottengano dei risultati in tempi brevi. Se la diagnosi e il trattamento vengono effettuati tempestivamente e se il soggetto è motivato a farsi curare, le probabilità di guarigione sono maggiori.
La terapia può essere condotta a livello ambulatoriale, se la malattia è a uno stadio iniziale; poiché, in questi casi, la perdita di peso non è tale da creare complicazioni mediche, è preferibile non allontanare il paziente dal suo ambiente familiare. Quando, invece, il calo di peso è tale da mettere a rischio la vita stessa del malato, allora è preferibile ricorrere al ricovero in ospedale o, nel caso di degenze prolungate, in cliniche specializzate nel settore dei disturbi psicosomatici. Il trattamento dovrebbe essere effettuato da un’équipe multidisciplinare, composta da medici, dietisti, psicologi e psicoterapeuti.
Gli interventi effettuati per curare l’anoressia sono di tipologia diversa:
  • psicoterapia: essa può prevedere varie forme di terapia individuale, famigliare e di gruppo;
  • terapia farmacologica: l’uso degli psicofarmaci può rivelarsi utile per curare gli stati di depressione, ansia e fobia;
  • terapia nutrizionale: un dietista ha il compito di rieducare il paziente a uno stile di alimentazione corretto;
  • gruppi di auto-aiuto: sono d’aiuto al malato per portarlo ad avere consapevolezza di sé e a riconoscere il proprio disturbo;
  • colloqui con i genitori e i familiari per aiutarli a conoscere la malattia e sostenerli durante il percorso di cura del soggetto anoressico.


Bulimia Nervosa

Cos’è

La bulimia nervosa è, insieme all’anoressia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. La sua caratteristica principale consiste in un’alternanza tra brevi digiuni, diete ferree e ingestione di una quantità smisurata di cibo. Il soggetto bulimico manifesta spesso un bisogno incontrollabile di assumere cibi altamente calorici; non si mangia per il semplice gusto di farlo, ma per trovare conforto in momenti di depressione causati da alterazioni improvvise dell’umore, stati di ansia, stress, ecc.. Le persone bulimiche non sono necessariamente sotto-peso, anzi si distinguono per le forti oscillazioni del peso corporeo da normale a sovrappeso.
La bulimia viene ulteriormente suddivisa in due sottotipi:
  1. bulimia nervosa senza pratiche di eliminazione;
  2. bulimia nervosa con pratiche di eliminazione.
Nel primo caso il soggetto si limita a digiunare o a praticare dell’esercizio fisico per perdere il peso acquistato; nel secondo caso, invece, il soggetto tende a compensare l’abbuffata e a ridurre il senso di sazietà attraverso il vomito autoindotto e l’uso inappropriato di lassativi, diuretici e clisteri.
I fattori che possono provocare l’insorgere di questa malattia sono, prevalentemente, di natura psicologica e possono essere assimilati a quelli che sono alla base dell’anoressia.

Sintomatologia

Un soggetto è affetto da bulimia nervosa se manifesta i seguenti sintomi:
  • ricorso alle abbuffate almeno due volte alla settimana per tre mesi consecutivi;
  • utilizzo di comportamenti di compenso (vomito, lassativi, diuretici, enteroclismi, digiuno, esercizio fisico eccessivo) per prevenire l’aumento di peso;
  • preoccupazione eccessiva per il peso e per le forme corporee.
Inoltre, la bulimia nervosa deve essere differenziata dall’anoressia nervosa, che in una delle sue forme mostra lo stesso desiderio di ingurgitare una smisurata quantità di cibo. Per il soggetto bulimico, infatti, l’abbuffata è una sorta di rituale programmato, mentre per il soggetto anoressico è qualcosa di improvvisato e saltuario. L’elemento più evidente, tuttavia, che permette di operare una netta distinzione tra le due patologie è dato dal peso dei pazienti: sottopeso gli anoressici, normopeso o sovrappeso i bulimici.
Alcune delle conseguenze legate al protrarsi della malattia sono:
  • gonfiore alle ghiandole salivari e corrosione dei denti;
  • abrasione del dorso delle mani causato dal tentativo di indurre il vomito;
  • per i soggetti femminili possibili irregolarità del ciclo mestruale;
  • lesioni e infiammazioni dell’esofago;
  • dolori di stomaco;
  • crampi muscolari;
  • aritmie cardiache;
  • compromissione della funzionalità renale;
  • costipazione e flatulenza;
  • vertigini e disturbi della circolazione;
  • diminuzione dell’attività sessuale;
  • mal di gola.
Insorgono, inoltre, problemi di natura psichica quali depressione, alterazioni dell’umore, stati di ansia o di stress, irritabilità, inquietudine, disturbi della concentrazione, sensi di colpa e vergogna.

Come si può curare

Gli interventi effettuati per curare la bulimia sono di tipologia diversa:
  • psicoterapia: essa può prevedere varie forme di terapia individuale, famigliare e di gruppo;
  • terapia farmacologica: l’uso degli psicofarmaci può rivelarsi utile per curare gli stati di depressione e di ansia;
  • terapia nutrizionale: un dietista ha il compito di rieducare il paziente a uno stile di alimentazione corretto;
  • gruppi di auto-aiuto: sono d’aiuto al malato per portarlo ad avere consapevolezza di sé e a riconoscere il proprio disturbo;
  • colloqui con i genitori e i familiari per aiutarli a conoscere la malattia e sostenerli durante il percorso di cura del soggetto bulimico.


BED (Binge Eating Disorder) e NES (Night Eating Syndrome)

La Sindrome da Alimentazione Incontrollata o BED (Binge Eating Disorder) rientra a pieno titolo nelle patologie legate al comportamento alimentare.
Questo disturbo, che solo di recente è stato descritto in maniera chiara ed esaustiva, spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, fino a raggiungere la completa sazietà. Esso è associato a forme di sovrappeso e a un’insorgenza precoce dell’obesità (con un indice di massa corporea superiore a 30). Esiste, dunque, una stretta correlazione tra queste due patologie; infatti, il BED colpisce circa il 30% dei soggetti obesi con una storia dietologica fallimentare. L’insorgenza può verificarsi in un periodo compreso tra la tarda adolescenza e i 40 anni.
Un soggetto affetto da BED manifesta i seguenti sintomi:
  • ricorso alle abbuffate almeno due volte alla settimana per 6 mesi consecutivi;
  • assenza di comportamenti di compenso sistematici;
  • preoccupazione per il peso e le forme corporee;
  • insorgenza precoce di forme di obesità;
  • scarsa autostima;
  • stati di depressione.
Gli episodi di alimentazione incontrollata sono, inoltre, associati alle seguenti caratteristiche:
  • mangiare molto rapidamente grandi quantitativi di cibo anche in assenza di appetito;
  • mangiare prevalentemente in solitudine a causa del senso di disgusto, disagio e imbarazzo causato dalla perdita di controllo sul cibo;
  • sentirsi in colpa dopo le abbuffate.
A scatenare l’abbuffata è quasi sempre un’emozione molto forte; essa avviene solitamente fuori dai pasti principali.
Si pensa che il BED sia legato a uno stato depressivo del soggetto, anche se non è chiaro se sia la depressione a innescarlo o il contrario. In ogni caso, l’abbuffata è un modo per riempire un vuoto interiore. Capire le cause è, dunque, molto importante per scegliere la terapia più adatta. Essa consiste prevalentemente nella combinazione di cure farmacologiche (antidepressivi) e psicologiche.
Disturbo analogo è la Sindrome dei mangiatori notturni o NES (Night Eating Syndrome), che presenta le stesse caratteristiche della Sindrome da Alimentazione Incontrollata, con l’unica differenza che le abbuffate avvengono di notte. Nei soggetti affetti da questa sindrome si riscontra di solito un’ inversione del ritmo ormonale giorno-notte (melatonina che influisce sul sonno e leptina che influisce sull’appetito). In sostanza, chi soffre di NES non sarebbe altro che un soggetto affetto da Binge Eating Disorder con ritmo giorno-notte invertito. Anche in questo caso si possono ottenere buoni risultati con le stesse cure impiegate per la Sindrome da Alimentazione Incontrollata.


DCA Atipici o EDNOS (Eating Disorder not Otherwise Specified)

I Disturbi Alimentari Atipici o EDNOS (Eating Disorder not Otherwise Specified) sono caratterizzati dalla presenza di forti anomalie nel comportamento alimentare, ma non rientrano nella classificazione del Manuale Dianostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM 3.La presenza di sintomi e comportamenti simili a quelli riscontrabili anche nei disturbi alimentari fa sì che talvolta la diagnosi possa rivelarsi errata. Identificare un disturbo atipico e, soprattutto, non confonderlo con un altro disturbo del comportamento alimentare è di fondamentale importanza per intraprendere una terapia appropriata.

Questa categoria comprende:
  • patologie simili all’anoressia o alla bulimia, che vengono definite anche sindromi parziali o disturbi sotto soglia, perché mancano di uno o più criteri fondamentali richiesti per la diagnosi;
  • una serie di malattie ancora non completamente definite e delineate.
Si riporta di seguito una breve descrizione delle principali patologie ritenute atipiche:
  • la sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting in inglese) – i soggetti che presentano questo disturbo passano parte del loro tempo a masticare grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito;
  • il disturbo da dieta cronica(dieting in inglese), caratterizzato da un controllo esasperato del peso e da una costante attenzione alla dieta. Le persone che controllano in questo modo il loro peso svolgono, apparentemente, una vita normale; in realtà, essa risulta notevolmente limitata dalle esigenze della dieta, per cui può risultare molto problematico anche solo uscire a cena con gli amici. Condurre una vita sociale accettabile è quasi impossibile per questi soggetti, che temono anche un minimo  aumento del loro peso corporeo;
  • l’ortoressia è, invece, una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari. Il soggetto sceglie di alimentarsi solo con cibi che considera salutari o dai quali può trarre reali o presunti benefici. Può essere dovuta a una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute. In realtà essa conduce, di norma, a un risultato opposto a quello sperato, con conseguenze negative soprattutto sul sistema nervoso;
  • la reverse anorexia, conosciuta anche come bigorexia o dimorfismo muscolare, è una patologia che colpisce prevalentemente gli individui di sesso   maschile. Il soggetto che ne è colpito cerca in maniera spasmodica di aumentare la massa e la tonicità muscolare, ma, anche quando ciò avviene, continua ad avere una visione distorta del proprio corpo, che gli appare sempre emaciato e sottopeso;
  • l’emetofobia è una patologia che crea nel soggetto paura e repulsione nei confronti del vomito. L’individuo è tormentato dall’idea di vomitare, o di vedere altri farlo. Sebbene alcuni emetofobici soffrano di anoressia nervosa, la correlazione di questa sindrome con i disturbi alimentari è quasi sempre errata. Nella maggioranza dei casi, è solo la paura di vomitare a produrre restrizioni alimentari con conseguente calo del peso corporeo e non, al contrario, sentimenti di insoddisfazione corporea indicativi, per esempio, dell’anoressia nervosa;
  • l’anginofobia è la paura di deglutire e rimanere soffocati. Spesso, non viene diagnosticata sino ai 12/13 anni d’età. I soggetti che ne sono afflitti vivono un dramma quotidiano, in particolare, al momento dei pasti. Il malato vede nel cibo un nemico e soffre regolarmente di attacchi di panico. Senza un adeguato sostegno psicologico egli può giungere al punto di vivere con ansia anche la semplice deglutizione della saliva. A tutto ciò segue un graduale isolamento sociale, che può condurre a gravi forme di depressione.
I disturbi atipici sono  numerosi e non ancora del tutto definiti, per cui l’elenco riportato non è completo ed esaustivo.

1- Un’abbuffata è caratterizzata da:


a) consumo di una grande quantità di cibo;


b) sensazione di perdere il controllo sull’atto del mangiare.

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