DSM V – Esce la nuova bibbia della psicopatologia: c’è da non crederci?

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Che la psicologia abbia preso da tempo una deriva che la sta portando verso un vertice prettamente medicalizzato, è risaputo. Per quanto se ne parli, per quanto ci si sforzi di segnalare che la psicologia, e con essa la psicoterapia, non sia da identificare in toto con la psicopatologia, a quante pare,   il tutto sembra comunque soccombere a fronte di ben altri interessi. La scelta di costringere e dirigere ogni sofferenza umana ad una psicopatologia, sembra quindi una via difficile da combattere. Più volte se n’è parlato in questo blog e in altri luoghi, come in questo articolo pubblicato sul sito de Il fatto quotidiano (Leggi articolo).

 
In questi giorni, sta uscendo in pubblicazione il nuovo manuale DSM, la  cosiddetta “bibbia” della psicopatologia. Probabilmente, mi si scusi la provocazione, in quanto bibbia, verrebbe da definirla l’oppio di una certa psicologia. Molta è l’attesa e, d’altro canto, molti sono gli interessi ad essa collegati. Ma cosa è il DSM? Nulla più che un codice, una mappa (che non è il territorio), di quelli che dovrebbero essere le psicopatologie, per così dire, certificate da un gran commis di psichiatri americani e anglosassoni.
 
Tra le molte critiche, non al DSM in sé, ma all’intero processo che porta con sé il sistema DSM, credo valga la pena leggere quelli che cita il collega Migone in un suo recente articolo. Li ripropongo pari pari, nella speranza che ciascun collega, e ciascun lettore di questo blog, possa farsi un idea più corretta di cosa porti con sè il DSM, dei suoi limiti, e delle evidenti implicazioni cliniche e professionali. Buona lettura.
 
Alessandro Lombardo
psicologo-psicoterapeuta
 
Per terminare, elenco quelle che secondo Allen Frances (2012d) sono le undici diagnosi del DSM-5 che creeranno maggiori danni:
1) Disturbo di disregolazione dirompente dell’umore: gli scatti di rabbia diventeranno un disturbo mentale, e coloro che ne patiranno di più saranno i bambini ai quali verranno dati dei farmaci. Già negli anni scorsi, come si è detto, avevamo assistito a tre “mode”:  il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) che era aumentato tre volte, l’autismo che era aumentato venti volte, e il disturbo bipolare infantile che era aumentato ben quaranta volte. Questa nuova diagnosi di disregolazione dirompente dell’umore può essere una quarta moda che ci accompagnerà nei prossimi anni.
2) Il normale lutto diventerà Depressione maggiore, facendo prendere farmaci inutili a tante persone che hanno perduto una persona amata e impoverendo i significati della loro vita.
3) Le normali dimenticanze e debolezze cognitive della vecchiaia verranno diagnosticate come Disturbo neurocognitivo minore, creando falsi allarmi e sofferenze in persone che non svilupperanno mai una demenza vera e propria, e anche in quelli che la svilupperanno dato che non vi è terapia per questo “disturbo”.
4) La diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) dell’adulto subirà una ulteriore ascesa, con aumento dell’abuso di stimolanti nel mercato parallelo delle droghe da strada.
5) A causa dell’abbassamento della soglia dei criteri del Binge Eating Disrder (Disturbo da alimentazione incontrollata), abbuffarsi di cibo dodici volte in tre mesi non sarà più segno di golosità o disponibilità di buon cibo, ma di malattia mentale.
6) Contrariamente a quanto si era pensato per il fatto che veniva introdotto il concetto di “spettro”, i diversi criteri diagnostici dell’autismo, per il modo con cui sono stati specificati, abbasseranno i tassi di questo disturbo nella popolazione (del 10% secondo la task force del DSM-5, o del 50% secondo altre fonti). Questo sarà un bene, ma c’è il rischio che vengano tolti a molti bambini gli insegnanti di supporto che sono fondamentali nelle fasce deboli.
7) Le persone che abusano per la prima volta di droghe verranno mesi nella stessa categoria diagnostica dei tossicodipendenti di lunga data, che hanno diverse necessità, prognosi e uno stigma correlato.
8) L’introduzione del concetto di “dipendenze comportamentali” potrà subdolamente favorire una cultura secondo la quale tutto quello che ci pace molto diventa un disturbo mentale; occorre stare in guardia dall’uso sconsiderato di diagnosi quali dipendenza da Internet o dal sesso, nonché dai costosi programmi di trattamento che verranno proposti per speculare su questi nuovi pazienti.
9) Il confine tra il Disturbo d’ansia generalizzato e la normale ansia quotidiana, che è già poco chiaro, lo sarà ancor meno, col risultato che vi saranno molti nuovi “pazienti” ansiosi i quali prenderanno i farmaci ansiolitici che, come è noto, creano dipendenza e assuefazione, e le case farmaceutiche si leccheranno i baffi perché molti di questi pazienti li assumeranno per tutta la vita.
10) L’abuso della diagnosi di Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) che già avviene in psichiatria forense aumenterà ancora di più, con effetti facilmente immaginabili.
11) Successivamente Frances (2012e) ha aggiunto una undicesima proposta del DSM-5 che a suo parere è totalmente ingiustificata e che etichetterà molte persone come malate mentali: i Disturbi somatoformi del DSM-IV varranno rinominati “Disturbi da sintomi somatici” (eliminando le diagnosi di Disturbo da somatizzazione, Ipocondria, Disturbo algico e Disturbo somatoforme indifferenziato), e basterà che una persona con una malattia fisica sia seriamente preoccupata (si pensi a chi è affetto da cancro o altra malattia terminale) per ricadere in questa diagnosi.
Più in generale, si può dire che una delle conseguenze negative del DSM-5 sarà che, a causa dell’abbassamento delle soglie di molte diagnosi, le risorse per il trattamento dei pazienti gravi, che sono già scarse, lo saranno ancora di più perché verranno dirottate per la cura di quella moltitudine di “pazienti” lievi, i quali saranno anche danneggiati dalle nuove diagnosi con cui verranno etichettati.
 

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